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Denti del giudizio: a cosa servono e quando crescono

Perchè i denti del giudizio si chiamano così e a cosa servono? Perché ad alcune persone non crescono e ad altre sì? Quali sono le possibili complicanze di una crescita sbagliata e quali sono le soluzioni per guarire? Continuate a leggere per scoprire tutte le risposte sul mondo dei denti del giudizio!

Denti del giudizio: a cosa servono e quando crescono

C’è chi li toglie ancor prima che spuntino, c’è chi non si è mai accorto della loro crescita e ci convive tranquillamente. Ma c’è anche chi non li ha mai avuti e chi invece, dopo tanti anni, deve fare i conti con una serie di complicanze da gestire.

Oggi vi parleremo dei tanto amati-odiati denti del giudizio, ossia quei denti per i quali non c’è quasi mai lo spazio necessario per farli crescere ma che si intestardiscono nel voler crescere.

In particolare, con il termine “denti del giudizio” si intendono i quattro denti molari che completano le arcate dentali e si identificano in terzo molare destro e sinistro inferiori e terzo molare destro e sinistro superiori. Si posizionano in genere nell’arcata più interna della bocca e, per questo motivo, possono essere chiamati anche ottavi.

In genere sono quattro, ma alcune persone ne hanno solo tre, altri due, altri solo uno, altri ancora non ne hanno. Si parla di iperdentia quando i denti del giudizio sono più di quattro e di ipodontia quando invece sono di numero inferiore a quattro.

Ma non è raro che i denti del giudizio non compaiano per nulla. In questi casi essi rimangono totalmente coperti dalla gengiva soprastante oppure possono crescere, ma comparire solo in parte.

In questa breve guida vi spiegheremo nel dettaglio a cosa servono i denti del giudizio e a che età crescono, quali sono le principali complicanze che possono causare e soprattutto quali sono le soluzioni migliori per risolvere ogni specifica problematica, grazie all’utilizzo dei prodotti che contengono clorexidina.

A cosa servono i denti del giudizio e quando crescono

Vi siete mai chiesti perché questi molari sono chiamati denti del giudizio?

Il mistero è presto svelato. Il motivo prende ispirazione dalle tempistiche di crescita di questi denti che, in generale, corrispondono al periodo che va dal diciassettesimo al venticinquesimo anno di età dell’uomo – ossia quegli anni in cui ogni individuo acquista maggior giudizio, raggiungendo una certa maturità dopo la fase dell’infanzia e dell’adolescenza.

Nella maggior parte dei casi, lo spuntare dei denti degli giudizio è già visibile con una radiografia tra gli 8 e i 10 anni di età; mentre a 25 anni è già comparso il 90% dei denti del giudizio che hanno sufficiente spazio nell’arcata per emergere dalla gengiva e uscire allo scoperto.

La bocca umana media, infatti, contiene 32 denti: 16 sull’arcata superiore e 16 sull’arcata inferiore. I quattro primi molari spuntano intorno ai sei anni, i quattro secondi molari attorno ai 12 anni, e i quattro terzi molari (o denti del giudizio) compaiono appunto verso i 17 anni e si completano entro i 25 anni.

L’arrivo dei denti del giudizio dunque corrisponderebbe all’ingresso ufficiale nel mondo degli adulti. Ma con l’evoluzione umana, questo aneddoto insieme alla reale funzione degli ottavi, oggi sembra essere ormai un retaggio antico e superato.

È stato infatti dimostrato che, nell’era contemporanea, i denti del giudizio non abbiano più alcuna funzione necessaria né ai fini della masticazione né a livello estetico. La loro presenza, infatti, è collegata al naturale corso evolutivo dell’essere umano.

I denti del giudizio sono una componente del corpo umano che abbiamo ereditato dall’antico Homo Sapiens. La dentatura dell’uomo preistorico era forte e adatta alla dieta di quell’epoca, costituita da alimenti molto duri e ostici e da cibo spesso crudo. Per questo motivo, per sopravvivere, l’uomo aveva bisogno di più denti, adatti a resistere ad una masticazione messa costantemente a dura prova.

Nel corso dell'evoluzione, le dimensioni della mandibola e della mascella si sono ridotte, lasciando poco spazio a disposizione per una crescita naturale degli ottavi. I denti del giudizio sono quindi un retaggio del passato.

Secondo alcuni antropologi, la comparsa degli ottavi in età tardiva avrebbe il compito di controbilanciare l'eccessiva usura degli altri denti. L'alimentazione preistorica e l'inesistenza di cure dentarie infatti provocavano la perdita precoce dei denti. In questo modo, il terzo molare, avendo spazio sufficiente per svilupparsi, svolgeva una funzione di riserva, preservando una corretta masticazione.

Possibili complicanze con i denti del giudizio

Come accennato in precedenza, se i denti del giudizio fuoriescono correttamente, pur non avendo alcuna funzione specifica, non causano alcun fastidio o disturbi e possono essere trattati in maniera tradizionale con una corretta cura orale. Se le arcate sono strutturate in modo da lasciare abbastanza spazio, infatti, la comparsa degli ottavi è un normale segno della crescita.

Tuttavia, spesso accade che questi molari tardino ad arrivare e che, per mancanza di spazio, facciano molta fatica a fuoriuscire per posizionarsi all’interno delle arcate dentarie, facendo perdere un sorriso sano e smagliante a tante persone.

Quando gli ottavi non hanno spazio per crescere correttamente, infatti, possono dare vita a diversi tipi di conseguenze e di complicanze, più o meno gravi. Vediamo insieme le più frequenti in ortodonzia.

Se lo spazio a disposizione è poco, si parla di inclusione dentale. I denti del giudizio possono essere inclusi o semi-inclusi e tendono perciò a crescere di lato, storti o in orizzontale - danneggiando il secondo molare -, oppure a emergere solo parzialmente attraverso la gengiva - provocando una formazione locale di batteri che causa infezioni -, o ancora può restare completamente intrappolato sotto la gengiva, formando una sacca (cisti) che può danneggiare il nervo, l'osso e anche i denti vicini che circondano l’area.

Tra le altre complicanze possibili dovute alla crescita dei denti del giudizio in mancanza dello spazio necessario ricordiamo anche l’affollamento dentale - che può rendere difficoltosa la pulizia quotidiana del cavo orale con lo spazzolino nonché la normale masticazione -; gengive gonfie e infiammate che in alcuni casi possono causare anche febbre; carie, ascesso dentale o granuloma; e mal di denti cronico - provocato dalla pressione esercitata dal dente del giudizio sui denti adiacenti.

In tutti questi casi il paziente avrà problemi collaterali come il dolore, il fastidio, il gonfiore, la difficoltà ad aprire la bocca o problemi ad alimentarsi.

Talvolta è sufficiente una terapia antibiotica associata a una cura a base di collutori con clorexidina che agisce come disinfettante e antibatterico, ma se la situazione non si risolve e i sintomi si ripresentano, la migliore soluzione possibile (anche in via preventiva) è quella dell'intervento chirurgico con estrazione dei denti.

La rimozione dei denti del giudizio con anestesia locale offre tanti vantaggi per la salute dei denti. La chirurgia infatti permette di:

  • ridurre le probabilità di dolore,
  • ridurre la possibilità di adattare una protesi in futuro,
  • evitare la formazione di carie,
  • prevenire la malattia parodontale,
  • evitare interferenze con la masticazione
  • evitare la formazione di cisti
  • evitare la perdita dell’allineamento naturale dei denti, soprattutto a seguito di terapia ortodontica con apparecchi.

Quando utilizzare prodotti con la clorexidina

Allo scopo di evitare e prevenire le possibili complicanze di una crescita sbagliata dei denti del giudizio, è necessario adottare una serie di rimedi preventivi e di cura che possono essere messi in atto in tutti quei casi in cui l'infiammazione è ancora circoscritta e non provoca quella sensazione di dolore intenso e diffuso nell'area mandibolare e all'intera dentizione.

I nostri consigli partono sempre da una costante e approfondita cura orale che può essere accompagnata e sostenuta dall’utilizzo di ghiaccio sui denti per alleviare il dolore, il consumo di cibi morbidi e i risciacqui con dei prodotti specifici ad azione antibatterica, come ad esempio i collutori a base di clorexidina che aiutano a mantenere l'area mandibolare pulita e disinfettata.

Quando si parla di disinfettanti e antibatterici, infatti, la clorexedina è una delle soluzioni più efficaci da utilizzare per risolvere tanti tipi di problemi legati ad ogni tipo di infiammazione. Si tratta, in particolare, di un agente antibatterico di sintesi, utilizzato sia per uso interno - per disinfettare le mucose e le gengive sanguinanti -, sia per uso esterno - per pulire la pelle lesa o in fase di sanguinamento, per dare sollievo a piccole irritazioni cutanee come eczemi e acne.

Il suo successo come disinfettante e antibatterico sta nella sua forza battericida, perché la clorexedina non solo pulisce i tessuti bloccando la proliferazione batterica e l'infiammazione, ma al tempo stesso uccide i batteri, aiutando i tessuti a rigenerarsi e a guarire.

Rappresenta quindi un ottimo antisettico per la prevenzione di tutte le infezioni e le patologie che normalmente colpiscono la cavità orale, da quelle più lievi, come gli accumuli di placca batterica e la presenza di afte o piccole lesioni all'interno dei tessuti gengivali, a quelli più gravi e dannosi, come le infiammazioni gengivali, le gengiviti, le parodontiti e, ovviamente, le carie.

Esistono quindi collutori a base di clorexidina progettati per la cura e la salute dei tessuti gengivali contenenti diverse percentuali di clorexidina e che hanno funzioni diverse: è il caso ad esempio del collutorio ad azione intensiva Paroex 0,12%, adatto durante il periodo post-operatorio o del Paroex 0,06% per la prevenzione quotidiana.

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