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Gengive ritirate: cause e rimedi

Avete denti particolarmente sensibili, gengive arrossate e spesso anche sanguinanti? Niente paura. Potreste essere di fronte a una caso di gengive ritirate, una situazione patologica in cui si assiste a un graduale spostamento delle gengive ma che con le adeguate cure può essere facilmente risolta. Ecco quali sono le cause principali, i sintomi e i rimedi da adottare!

Gengive ritirate

È uno dei problemi dentali più comuni, ma anche tra i più sottovalutati in quanto i sintomi non sono sempre immediatamente riconoscibili e percepibili. Parliamo di quella situazione comunemente descritta con il termine di “gengive ritirate” e che corrisponde a una vera e propria patologia chiamata: recessione gengivale.

Questo tipo di problema si presenta in modo graduale e spesso ce ne accorgiamo quando ci rendiamo conto di una particolare sensibilità ai denti oppure quando osserviamo dei cambiamenti relativa a una loro anomala lunghezza.

Apparentemente sembra che i denti siano più lunghi, ma in realtà questa è una conseguenza del cambiamento della posizione delle gengive che – ritirandosi – lasciano scoperta una parte del dente.

Oltre a un impatto estetico negativo, tale disturbo risulta molto problematico perché espone le radici dei denti, soprattutto dei canini e dei premolari, all'azione batterica e favorisce la sensibilità dentinale e l'alito cattivo, ma anche conseguenze più gravi, come mobilità dei denti, piorrea e ascessi, con presenza di sangue e pus.


Per il suo evidente aspetto estetico, la recessione delle gengive è dunque una condizione facilmente riconoscibile, ma che non si manifesta in maniera improvvisa. Si tratta infatti di una condizione patologica graduale per la quale diventa fondamentale la prevenzione e il mantenimento di alcune buone abitudini relative alla propria cura orale.


In questa guida vi spiegheremo quindi quali sono i principali sintomi e le cause più comuni che provocano le gengive ritirate, come riconoscerle e soprattutto come prevenirle e i migliori rimedi per curarle.


Che cos'è la recessione gengivale

Come accennato in precedenza, si parla di gengive ritirate per indicare quella condizione patologica che causa uno spostamento o un arretramento della gengiva dalla sede originaria verso il margine superiore del dente, ossia la sua radice.

Da un punto di vista estetico, la recessione gengivale si riconosce molto facilmente. Le gengive ritirate, infatti, sono ben visibili in quanto il tessuto che circonda i denti si distacca e si ritrae, lasciando scoperto in maniera eccessiva il dente o, nei casi più gravi, la sua stessa radice.

Quando si verifica questo problema, si vengono a creare degli spazi vuoti tra i denti e la linea gengivale che nel gergo tecnico vengono chiamati “tasche”.

Si tratta di cavità che facilitano la formazione di batteri, causando diverse complicanze. Se non curata nel modo adeguato, infatti, la recessione gengivale può danneggiare in maniera permanente il tessuto e le ossa dentali fino a una vera e propria caduta dei denti.

Sebbene tutti i denti possano essere colpiti da gengive ritirate, quelli maggiormente coinvolti da recessione gengivale sono i canini e i premolari.

Le conseguenze possono essere di vario tipo. Da un punto di vista estetico, oltre a osservare cambiamenti nell'apparente lunghezza dei denti, si possono avere delle modifiche anche sul colore dei denti e far apparire i denti meno bianchi.

Lo spostamento della gengiva, infatti, scopre quella parte del dente in cui la dentina, di tipico colore giallastro, è più vicina alla superficie. Accade così che sullo stesso dente si possono osservare due colori diversi: più bianco nella parte più lontana dalla radice dove lo strato di smalto è più spesso, e più giallo mano a mano che ci avviciniamo alla gengiva.

Oltre ai disagi di natura estetica, esistono diversi tipi di problematiche che hanno a che fare con problemi dal punto di vista igienico e della salute dell’intera cavità orale.

Alito cattivogengive gonfie e arrossate, ipersensibilità, dolore ai denti e sanguinamento sono tra i più comuni disturbi provocati inizialmente dalla retrazione gengivale. La prima conseguenza a cui si va incontro è proprio quella di una maggiore sensibilità dentale che può causare diverse complicanze.

I denti sensibili, infatti, reagiscono in maniera più forte ai cambiamenti di temperatura e al contatto con strumenti esterni come, per esempio, lo spazzolino da denti. Può capitare quindi il paziente che soffre di gengive ritirate pulisca meno spesso i denti e in maniera meno approfondita, causando un accumulo di tartaro e di placca che, a loro volta, possono causare la formazione di una carie.

Quali sono le cause delle gengive ritirate

Come più volte sottolineato in precedenza, la recessione gengivale non è una condizione patologica che compare all'improvviso ma piuttosto rappresenta la cosiddetta "punta dell’iceberg": ossia, un problema che emerge progressivamente come conseguenza di comportamenti, cattive abitudini o di altre patologie trascurate o mal curate.

Per questo motivo, le gengive ritirate compaiono in età adulta, di solito dopo i 40 anni, e più raramente tra i pazienti giovani.

Ma quali sono le principali cause che provocano questo disturbo? Le cause delle gengive ritirate risiedono, nella maggior parte dei casi, in alcune abitudini scorrette che riguardano principalmente una cura orale approssimativa o l’utilizzo di strumenti e prodotti sbagliati.

Qualche esempio? I denti possono essere puliti con uno spazzolamento aggressivo oppure in modo impreciso e con movimenti scorretti, come quello orizzontale oppure lavando i denti dalla punta verso la gengiva, e non viceversa.

Anche il mancato uso del filo interdentale può rendere più facile un accumulo di placca e la conseguente formazione di tartaro - quella sostanza dura che si crea tra i denti e che può essere rimossa solamente con una pulizia professionale dei denti. Questo può portare alla recessione gengivale.

O ancora, tra i fattori di rischio potenziali c’è anche l’utilizzo di uno spazzolino da denti non adeguato alla propria dentizione, come quelli a setole dure.

Tra le altre cause che possono provocare la condizione delle gengive ritirate ci sono poi la parodontite - un’infezione batterica parodontale che può portare alla caduta del dente -; la gengivite, il diabete, le malattie ereditarie, la carenza di vitamina C e altre patologie strettamente legate alla cura orale.

C’è poi il fattore “genetica”, per cui alcune persone sono più predisposte di altre al rischio di contrarre malattie gengivali e per la quali è di fondamentale importanza la prevenzione e la cura dei denti a 360 gradi.

Ci sono poi alcune abitudini di comportamento che non hanno a che fare con la cura orale ma che possono ugualmente favorire situazioni di sviluppo batterico che possono poi portare alla recessione gengivale.

Parliamo in questo caso dei cambiamenti ormonali che – specialmente nelle donne - si susseguono durante i vari periodi della vita e che possono rendere le gengive più sensibili e vulnerabili.

Anche il fumo così come l’abitudine di masticare tabacco sono portati più facilmente a sviluppare la placca batterica, con tutte le conseguenze che questo comporta. Attenzione anche ai piercing sulla lingua o sul labbro che, con il loro sfregamento sui tessuti della bocca, possono provocare infiammazioni alle gengive.

Infine il bruxismo, ossia la tendenza a serrare o digrignare i denti può caricare i denti di forza eccessiva e provocare gengive infiammate e sanguinanti, soprattutto in momenti di particolare stress e spesso di notte.

Allo stesso modo anche i denti storti o il morso disallineato possono creare una situazione di estremo stress e fastidio che caricano sulle gengive la forza impressa dal morso, contribuendo a farle infiammare, provocando un gonfiore alle gengive.

Retrazione gengivale: quali sono i rimedi

I sintomi ci sono, le conseguenze estetiche pure. Ma quali sono allora i rimedi per guarire dalla retrazione gengivale? Il primo consiglio da seguire è sicuramente quello di dedicarsi con maggiore attenzione alla cura orale, ricordando l’importanza di recarsi dal proprio dentista almeno una volta all’anno per eseguire una pulizia dei denti professionale, per eliminare gli accumuli di placca e tartaro.

Nel periodo di terapia, inoltre, ulteriori consigli consistono nell'evitare il fumo, alimenti e cibi zuccherati, preferendo una dieta a base di frutta e verdura.

Agire prontamente contro le gengive ritirate è fondamentale non soltanto per risolvere il difetto estetico che, per alcuni, può rappresentare un vero e proprio disagio, ma anche per evitare i rischi direttamente collegati a una degenerazione più grave della patologia.

Per quanto riguarda la pulizia quotidiana, meglio utilizzare uno spazzolino a setole morbide e pulire i denti con delicatezza senza movimenti troppo energici. Ricordate poi di spazzolare sempre con movimenti che vanno dalla gengiva verso il dente, mai al contrario o orizzontalmente.

Anche la scelta dei dentifrici è importante, preferendo quelli ricchi di fluoro ed evitando invece i prodotti ad azione sbiancante che possono provocare un aumento della sensibilità dei denti.

Se invece siete di fronte a casi più gravi di recessione gengivale – con tessuto molle, perdita di tessuto osseo o tasche gengivali profonde - il consiglio è quello di rivolgervi al vostro dentista per valutare la possibilità di intervenire con un trattamento specifico di tipo chirurgico.

In questo caso, l’intervento chirurgico servirà a innestare del tessuto nella parte di dente esposta, allo scopo di ispessire il tessuto gengivale. Nel caso più grave si ricorre anche a un vero e proprio impianto del dente con l’obbiettivo di ripristinare la situazione dentinale precedente alla retrazione gengivale.

Tra le procedure chirurgiche più utilizzate per curare le gengive ritirate ricordiamo lo Scaling e il Root Planing e la Rigenerazione.

Il primo processo consiste nella chiusura e levigatura del tessuto colpito da retrazione, eliminando così i batteri nocivi dalle tasche, e fissare il tessuto alla radice dei denti, eliminando così le tasche o riducendone la profondità.

Si ricorre alla rigenerazione invece quando si ha un danneggiamento dell’osso che potrebbe provocare la perdita dei denti. Come nello scaling, l’odontoiatra richiuderà le tasche e rimuoverà i batteri. In seguito viene applicato un materiale rigenerativo, ad esempio una proteina che stimola il corpo a rigenerare in modo naturale l’osso e il tessuto perduto e infine verrà fissato il tessuto alla radice dentale.

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