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sbiancamento dentale

Lo sbiancamento dentale: cos’è e come funziona

Ogni anno oltre 200.000 italiani si rivolgono al proprio dentista o a un centro specializzato per farsi sbiancare i denti. Ma sono ancora di più coloro che si sottopongono ad un trattamento all'interno delle mura domestiche: proprio la disponibilità di tante diverse soluzioni fai-da-te, a costi relativamente contenuti, ha fatto sì che in molti oggi si dedichino alla luminosità del proprio sorriso nello stesso modo in cui curano la propria igiene orale.

Con il termine sbiancamento dentale generalmente ci si riferisce a tutti quei trattamenti che mirano a rendere più bianchi i denti, ripristinandone il candore originale o spingendosi fino all'ottenimento di tonalità di bianco artificiali. Per ottenere questo stesso risultato, esistono diverse metodologie: alcune possono essere adottate in completa autonomia in ambito domestico, mentre altre richiedono l’intervento del dentista e l’utilizzo di una strumentazione più sofisticata (come speciali lampade laser o a LED). Ogni metodologia prevede a sua volta più tecniche che vengono utilizzate in base al tipo di macchie/colorazioni da rimuovere, alla presenza o meno di impianti dentali e al grado di definitività che si desidera ottenere dal trattamento.

Macchie e colorazione dei denti

L’utilità dello sbiancamento dentale trae origine dal fatto che lo smalto dei denti e la dentina possono subire (anche solo a causa dell’invecchiamento) delle alterazioni cromatiche che ne danneggiano, anche in modo significativo, l’estetica complessiva. Queste alterazioni del colore denti si possono presentare in forme diverse, ovvero:

  • Ingiallimento;
  • Opacizzazione;
  • Striature;
  • Macchie (di diversa colorazione).

A loro volta, le discromie della dentatura possono essere ricondotte a cause diverse che, spesso si sovrappongono le une alle altre. Inoltre, già una scarsa igiene orale e l’accumulo di placca prima e tartaro poi contribuiscono in maniera sostanziale all’ingiallimento e all’opacizzazione dei denti. Ciò accade anche perché queste stesse sostanze tendono ad assorbire i pigmenti presenti negli alimenti che ingeriamo.

Tra le sostanze che più facilmente intaccano il bianco dei denti ritroviamo molti cibi di uso (e abuso) comune, tra i quali:

  • Il caffè;
  • La liquirizia;
  • Il caramello;
  • Taluni vegetali (barbabietole, spinaci, frutti di bosco, pomodoro…);
  • Il vino rosso;
  • Bevande gassate con coloranti artificiali;
  • Il tè.

 

A queste si aggiungono:

  • Le sostanze acide in generale (aspirine, acido ascorbico, spremute di agrumi…);
  • Le sostanze molto dolci in generale;
  • Numerose sostanze stupefacenti (anche se solo inalate).

 

Il modo migliore per proteggere i propri denti dai pigmenti contenuti in queste sostanze è quello di rimuoverle rapidamente, senza lasciar loro il tempo di agire sulla dentatura. Lavare i denti entro 20-30 minuti dall’ingestione di questi alimenti con un buon dentifricio ed eseguire qualche sciacquo con un buon collutorio, minimizza il rischio che i pigmenti finiscano per macchiare in maniera duratura lo smalto.

È bene però tener presente che la pigmentazione della dentatura legata all’ingestione di taluni alimenti, seppur reiterata nel tempo, è quasi sempre di tipo superficiale e, pertanto, più facilmente rimovibile. 

Le macchie più difficili da rimuovere sono quelle legate all’utilizzo di alcune tipologie di medicinali, tra i quali, per esempio, le tetracicline. Si tratta di antibiotici che, se somministrati durante lo sviluppo della dentatura, interagiscono direttamente con la dentina, modificandone in maniera irreversibile la colorazione. In questi casi spesso neppure uno sbiancamento professionale riesce a risolvere il problema, ed è necessario ricorrere a soluzioni più radicali, come l’applicazione di faccette dentali ceramiche.

Anche il fluoro, l’amico dei denti per antonomasia, può intaccarne la colorazione laddove venga assunto molto a lungo e in dosi troppo elevate. In queste circostanze, infatti, il fluoro finisce col sottrarre minerali allo smalto, macchiandolo, opacizzandolo o persino deformandolo.

Anche i collutori disinfettanti possono macchiare i denti (soprattutto capsule, protesi e otturazioni): ciò avviene a causa della clorexedina, un antibatterico spesso utilizzato proprio per la disinfezione del cavo orale. Il problema, però, si pone solo nel caso di un abuso del prodotto o quando il suo uso si protragga nel tempo (oltre le 3/4 settimane). 

I denti possono diventare gialli anche per motivi meccanici o a causa di svariate tipologie di traumi. L’esempio più eclatante è quello costituito dal bruxismo, ovvero dal digrignamento involontario dei denti: l’abrasione dello smalto dentale che ne consegue crea delle macchie giallastre che tendono poi a farsi sempre più evidenti a causa della sopravvenuta permeabilità della dentina.

Tipi di sbiancamento dentale

Le metodologie di sbiancamento dentale si possono ricondurre sostanzialmente a due macro-tipologie:

  • per via meccanica;
  • per via chimica;

La prima tipologia, adottata prevalentemente per gli interventi fai-da-te, prevede l’utilizzo di sostanze lievemente abrasive sotto forma di dentifrici, paste o gel. Costituisce un tipo di intervento adatto soprattutto a pigmentazioni e macchie superficiali. 

Va effettuato con cautela, perché sfregamenti troppo intensi e continuati nel tempo - soprattutto se non si è scelto il prodotto giusto - possono danneggiare lo strato di smalto che ricopre i denti, determinando risultati opposti a quelli che si desidera ottenere.

La tecnica di sbiancamento per via chimica, invece, fa uso di sostanze decoloranti (tipicamente il perossido idrogeno o il perossido di carbamide) che vengono applicate direttamente sulla dentatura. Sebbene si tratti di una procedura relativamente semplice, nel trattamento professionale richiede l’intervento di un dentista. 

Gli agenti sbiancanti sono infatti sostanze irritanti che necessitano di particolari cautele al fine di proteggere tanto le parti più delicate del volto (come gli occhi), quanto quelle più delicate all’interno della bocca (come le gengive).

Le penne sbiancanti

Esistono, tuttavia, anche delle soluzioni per lo sbiancamento chimico da utilizzarsi in ambito domiciliare. È il caso delle cosiddette penne sbiancanti, degli applicatori di sostanze decoloranti da utilizzarsi dopo la normale igiene orale, per periodi di circa 5-15 giorni (a seconda del principio attivo). 

Le penne sbiancanti vere e proprie utilizzano in genere un perossido (di solito di urea o carbammide) sotto forma di gel e garantiscono un effetto rapido, ma, sicuramente non paragonabile a quello ottenibile con una seduta di sbiancamento professionale alla poltrona presso un dentista. Richiedono alcune precauzioni (attenti agli occhi!), ma la loro ingegnerizzazione le rende piuttosto sicure.

Tutt’altra cosa sono invece le penne che fanno uso di pigmenti opacizzanti (sempre sotto forma di gel). Queste, infatti, non sbiancano realmente lo smalto ma aumentano artificiosamente la brillantezza del dente ricoprendolo di una pellicola riflettente: potete immaginarlo come una specie di lucidalabbra per denti. Purtroppo, come tutte le pellicole, anche questa ha vita alquanto breve.

Lo sbiancamento professionale dal dentista (bleaching)

Il trattamento sbiancante professionale dal dentista costituisce la forma più efficace e risolutiva di sbiancamento oggi disponibile, in grado di rimuovere anche macchie molto profonde che possono avere intaccato la dentina. Il bleaching consiste nella decolorazione chimica della dentatura mediante impiego di perossidi, in particolare del perossido di idrogeno (il cui utilizzo è riservato, per legge, ai soli professionisti) o, meno frequentemente, di carbammide. 

A seconda del perossido utilizzato e delle sue concentrazioni, un intervento di bleaching richiede mediamente dalle 2 alle 5 sedute, in cui i pazienti vengono sottoposti ad un’applicazione dell’apposito gel per un periodo variabile tra i 10 e i 20 minuti.  

Spesso l’applicazione è seguita da irraggiamento con lampade LED o luce laser per favorire la penetrazione del perossido nel corpo del dente, così da disgregare le formazioni pigmentate nella dentina.

A volte, dopo le applicazioni ambulatoriali, al paziente viene richiesto di continuare autonomamente il trattamento in ambito domiciliare, indossando delle apposte mascherine dentali. Si tratta di una sorta di doppi bite che coprono entrambe le arcate dentarie – da portare di notte o di giorno - contenenti una quantità predosata di perossido (comunque nettamente inferiore a quella usata per il trattamento ambulatoriale).

A differenza di tutti i trattamenti fai-da-te da eseguirsi in ambito domestico, lo sbiancamento professionale assicura risultati di lunga durata, quasi sempre superiori all’anno, a patto di adottare delle buone abitudini in termini di prevenzione: rinunciare al fumo, limitare gli alimenti ricchi di pigmenti e curare l’igiene orale.

Controindicazioni ed effetti collaterali

Lo sbiancamento dentale non presenta particolari controindicazioni, soprattutto se eseguito in ambito professionale.

Escludendo i minori e le donne in gravidanza, praticamente chiunque può sottoporsi al bleaching in uno studio dentistico: è del tutto indolore e non provoca in alcun modo danni allo smalto dei denti. Si tratta tuttavia di un intervento che causa ipersensibilità, per cui, nell’immediatezza del trattamento bisogna aspettarsi una certa sensibilità della dentatura.

Possono verificarsi anche delle lievi gengiviti o irritazioni gengivali che, tuttavia, proprio come la ‘sensibilità’ dentale, si risolvono spontaneamente nell’arco di 2 o 3 giorni. 

Prima del trattamento è tassativo procedere ad un’accurata igiene orale (pulizia dei denti) con tanto di detartrasi. È importante anche verificare che non siano presenti carie non curate: per cui un’accurata visita dentistica deve sempre precedere il trattamento di sbiancamento. In quell’occasione l’odontoiatra verificherà la presenza e lo stato di eventuali impianti di ortodonzia invisibile, denti devitalizzati, corone o altri interventi di implantologia che possono richiedere specifici trattamenti differenziati.

Per quanto concerne lo sbiancamento domiciliare fai-da-te, il rischio di effetti collaterali è più concreto laddove si ricorra a prodotti esageratamente abrasivi. In questi casi il pericolo è quello di intaccare lo smalto dei denti. Se si opta per un dentifricio sbiancante, è quindi sempre opportuno scegliere un prodotto delicato, formulato specificamente per proteggere lo smalto e che non contenga decoloranti aggressivi o elementi fortemente abrasivi.

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